Dalla fionda alla corona

Un reale pentimento

Davide riconosce la propria colpa e ad alta voce esclama: «Ho peccato contro il Signore!» (2Sam 12,13). Sebbene il tradimento e l’uccisione di Uria paiano atti contro un altro uomo, essi in verità sono anche atti di disprezzo contro Dio!
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Il fumetto si apre con la richiesta del re Davide a Ioab, generale dell’esercito d’Israele, di mettere Uria l’ittita a combattere in prima linea contro i Filistei. Uria pensa che questa decisione sia una promozione, un gran riconoscimento di stima da parte del re. In realtà tale scelta rappresenta un piano ben congeniato. Il re sa bene che così Uria verrà ucciso dal nemico e dunque non avrà più alcun ostacolo nello sposare Betsabea. Purtroppo, questo tremendo piano va a buon fine e Uria muore. E così, «passati i giorni del lutto, Davide mandò a prendere Betsabea, ella diventò sua moglie e gli partorì un figlio. Ma ciò che Davide aveva fatto era male agli occhi del Signore» (2Sam 11,27). Ormai la cattiva condotta di Davide pare irreversibile. «Per stoppare quel lento scivolare nel peccato, c’è bisogno di una persona come il profeta Natan, inviato da Dio a Davide, per fargli vedere il suo errore» (papa Francesco, Meditazione 31 gennaio 2020).

La trappola di Natan
Natan è il profeta di corte di Davide e suo fidato consigliere. Le sue opinioni sono molto influenti sul re. Natan è ben consapevole della gravità delle azioni di Davide e trova un modo ingegnoso per fargli fare ammenda: gli tende una trappola! Pone Davide non dalla parte del peccatore, ma del giudice di una vicenda simile a quella che lo ha visto protagonista. Re Davide emette una condanna, che diventa autocondanna. Il racconto, che vede contrapposti un povero pastore e un uomo ricco, cala la vicenda in un forte clima emotivo, che porta naturalmente l’ascoltatore a prendere le parti del povero umiliato. Davide casca nel trabocchetto e risponde con impeto, chiedendo la morte per l’uomo ricco. A questo punto, il profeta ha il coltello dalla parte del manico e, senza indugio, condanna l’operato di Davide. «“Tu sei quell’uomo”: è parola che inchioda Davide alle sue responsabilità. Profondamente colpito da questa parola, il re sviluppa un pentimento sincero e si apre all’offerta della misericordia. Ecco il cammino della conversione» (papa Benedetto XVI, Omelia 17 giugno 2007 ad Assisi).
Davide riconosce la propria colpa e ad alta voce esclama: «Ho peccato contro il Signore!» (2Sam 12,13). Sebbene il tradimento e l’uccisione di Uria paiano atti contro un altro uomo, essi in verità sono anche atti di disprezzo contro Dio! Davide riconosce che Dio è «Dio della bontà, dell’amore infinito e che dunque occorre ripristinare nelle nostre anime la coscienza sensibile di questo nostro rapporto con Dio. L’indifferenza al suo amore è, quindi, un ritorcersi del male sopra noi stessi» (papa Paolo VI, Omelia 28 febbraio 1968). Alla fine il re sa confessare la propria colpa e, cantando a Dio il Salmo 51, riconosce che la colpa negata produce la morte, mentre la confessione del peccato apre alla vita.

Il censimento
Dopo qualche tempo, Davide si trova a regnare su un vastissimo territorio e decide di fare un censimento della popolazione, per verificare quanti uomini abili al combattimento vi siano fra i suoi sudditi. «Il fatto dispiacque agli occhi di Dio» (1Cr 21,7). Perché ciò risulta essere un problema? Quella di Divide non è una scelta strategica di buon governo?
In realtà con il censimento Davide dimostra di non fidarsi completamente di Dio, ma di aver ancora bisogno dei suoi calcoli umani per vivere. Con questo gesto, quindi, egli ci mostra come il suo cammino di fede sia ancora lungo e necessiti di pentimento e conversione. Tant’è che si accorge di aver peccato ancora e, come aveva già fatto con l’omicidio di Uria, torna a chiedere perdono al Signore: «Ho peccato molto per quanto ho fatto; ti prego, Signore, togli la colpa del tuo servo, poiché io ho commesso una grande stoltezza» (2Sam 24,10).
Davide, pian piano, ha imparato a riconoscere e affrontare il proprio peccato, accostandosi alla misericordia di Dio. Questo suo cammino è stato possibile innanzitutto grazie alle sagge parole di Natan. «Pensiamo un po’: io ascolto il rimprovero di qualche amico o genitore o prete? Che il Signore ci dia la grazia di inviarci sempre un profeta che ci “schiaffeggi” un po’ quando stiamo scivolando in questa atmosfera dove sembra che tutto sia lecito, anche il peccato» (papa Francesco, Meditazione 31 gennaio 2020).

Tratto dal numero 5 (Maggio 2026) di “Fiaccolina”